Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > bdsm > Il Gioco del Potere tra amiche
bdsm

Il Gioco del Potere tra amiche


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
01.09.2025    |    25.015    |    0 9.4
"L’odore del lubrificante e del sudore di Roberto creava un’atmosfera densa, quasi opprimente, e il calore della stanza sembrava amplificare ogni sensazione..."
Silvia camminava lungo il marciapiede di una Roma avvolta dal caldo torrido di fine agosto, diretta verso l’appartamento di Paola, nel cuore pulsante del quartiere Trastevere. La sua pelle chiara, quasi traslucida, brillava come alabastro sotto il sole cocente, distinguendosi tra la folla di romani dalla pelle dorata e turisti accaldati. Ogni passo risuonava con il ticchettio deciso dei suoi sandali sul selciato, un ritmo che si mescolava al brusio delle voci, al clacson di un motorino lontano e al gorgoglio di una fontanella nascosta in una piazzetta. I suoi lunghi capelli castani, mossi da una brezza calda che portava con sé l’odore polveroso delle colline laziali e il profumo dolce di gelsomino da un balcone vicino, le accarezzavano il viso. Il sudore le pizzicava la fronte, un velo salato che le bruciava gli occhi castani mentre si avvicinava al portone del palazzo di Paola. L’aria rovente sembrava premere contro di lei, portando con sé l’aroma di caffè tostato da un bar all’angolo e il sentore metallico dell’asfalto surriscaldato.Entrando nell’atrio del condominio, fu accolta da un’ondata di aria fresca che odorava di marmo lucidato e cera per pavimenti. Il contrasto tra il calore esterno e la frescura dell’interno le fece venire la pelle d’oca, e il suo cuore accelerò, un misto di anticipazione e adrenalina che le faceva formicolare la pelle. Sapeva cosa l’aspettava al piano di sopra: il gioco, il rituale, l’eccitazione proibita che la attirava come una falena verso una fiamma. L’odore di cera si mescolava al suo profumo di camomilla, creando un’armonia olfattiva che la calmava e la eccitava allo stesso tempo.Paola osservava Roberto, il suo ragazzo, disteso sul pavimento del soggiorno, il corpo nudo e vulnerabile, legato con nastro adesivo resistente ai polsi e alle caviglie alle gambe del tavolino da caffè capovolto. La luce soffusa delle lampade da terra gettava ombre lunghe sul suo torso muscoloso, evidenziando il sudore che gli imperlava la pelle, un misto di tensione e attesa. L’odore muschiato della sua eccitazione si mescolava al profumo di lavanda di un diffusore nell’angolo, creando un’atmosfera densa, quasi palpabile. Il tappeto rosso scuro sotto di lui sembrava assorbire ogni suono, tranne il suo respiro affannoso e il lieve crepitio del nastro adesivo quando cercava di muoversi.“Comportati bene!” disse Paola, la voce vellutata che nascondeva una dolce minaccia. Si chinò su di lui, i suoi lunghi capelli neri che cadevano come una tenda di seta, sfiorandogli il petto. Il suo profumo di vaniglia e muschio lo avvolse, facendolo rabbrividire. “La Signora Giulia e la Signora Silvia saranno qui a momenti.”Roberto deglutì, il pomo d’Adamo che si muoveva visibilmente. “Per favore, Paola,” implorò, la voce incrinata dall’ansia. “Sai che non mi piace quando lasci che le tue amiche giochino a quel gioco in cui mi sputano in bocca. È… è disgustoso! E Giulia mi fa succhiare i suoi piedi! È…” La sua voce si spezzò, il volto contratto in una smorfia di supplica.“ZITTO!” lo interruppe Paola, il tono tagliente come una lama. La sua mano si alzò rapida, e uno schiaffo secco risuonò nella stanza, lasciando un’impronta rossa sulla guancia di Roberto. Il suono del colpo si mescolò al ronzio lontano di un condizionatore. “Sai cosa mi aspetto da te! E sai che devono credere che tu adori il nostro gioco, persino la parte che la vincitrice può farti dopo. Se Giulia o Silvia anche solo sospettassero che non sei entusiasta di questo privilegio, sai cosa succederà, vero?”Roberto abbassò lo sguardo, la mascella serrata. “Sì, signora,” mormorò, la voce ridotta a un sussurro.“Bene!” Paola sorrise, un sorriso dolce e crudele. Si accovacciò, sedendosi sul suo petto, il peso dei suoi 52 chili che gli comprimeva i polmoni, rendendo ogni respiro un piccolo sforzo. Il suo profumo lo avvolse ancora di più, un misto inebriante che lo faceva quasi girare la testa. Agganciò un guinzaglio da cane al collare di pelle che gli cingeva il collo, tirandolo leggermente per assicurarsi che non potesse sollevarsi. Il cuoio del collare scricchiolò, un suono secco che si mescolava al suo respiro affannoso.Con un movimento fluido, Paola infilò un tutore medico sotto la nuca di Roberto, allacciandolo strettamente per immobilizzargli la testa. Il metallo freddo del tutore contro la sua pelle calda lo fece trasalire, e il clic della fibbia risuonò come un avvertimento. Poi, con un ghigno, prese un divaricatore mascellare, del tipo usato dai dentisti, e lo posizionò nella sua bocca. Il rumore metallico del meccanismo che si apriva a scatti riempì la stanza, mentre la bocca di Roberto veniva forzata a rimanere spalancata, esponendo la sua vulnerabilità. Il sapore amaro del metallo si mescolava alla sua saliva, un contrasto sgradevole che lo faceva rabbrividire.Paola gli schiaffeggiò di nuovo il viso, un colpo leggero ma deciso, solo per il piacere di farlo. Il suono secco dello schiaffo echeggiò, seguito da un gemito soffocato di Roberto. “Succhiami le dita dei piedi mentre aspettiamo le mie amiche,” ordinò, infilando le dita del piede destro nella sua bocca. La pelle calda e leggermente salata delle sue dita premeva contro la sua lingua, e l’odore dei suoi piedi, un misto di sapone al limone e sudore leggero, lo avvolse. Roberto chiuse gli occhi, cercando di concentrarsi sul compito, mentre il cuore gli martellava nel petto.L’ascensore emise un ding morbido mentre le porte si aprivano al piano di Paola. Silvia uscì, il profumo del suo shampoo alla camomilla che si mescolava all’odore di cera del corridoio. Premette il campanello, e il suono squillante risuonò nell’appartamento. “Entra!” chiamò Paola, la voce allegra che filtrava attraverso la porta.“Benvenuta, Silvia!” Paola l’accolse con un abbraccio caldo, il suo profumo di vaniglia che si mescolava a quello di Silvia, creando un’armonia olfattiva che rendeva l’atmosfera intima. Silvia si guardò intorno: l’appartamento di Paola era un’oasi di eleganza, con mobili di design, tende di seta che ondeggiavano leggermente mosse dall’aria condizionata, e il profumo di lavanda che aleggiava ovunque. In un angolo, Roberto giaceva legato, il suo corpo teso come una corda di violino, il sudore che luccicava sulla sua pelle come piccole perle sotto la luce soffusa.“Giulia ha appena chiamato,” disse Paola, versando del caffè appena fatto in una tazza di porcellana. L’aroma intenso del caffè, importato da una torrefazione artigianale, riempì la stanza, mescolandosi al profumo dolce delle candele accese sul tavolo. “Sta salendo ora. Vuoi una tazza?”Silvia annuì, accettando la tazza fumante. Il calore della porcellana le scaldò le mani, e il primo sorso di caffè, amaro e corposo, le pizzicò la lingua, risvegliandola. Pochi istanti dopo, il campanello suonò di nuovo, e Paola andò ad aprire. Giulia entrò, i suoi capelli biondi che catturavano la luce come fili d’oro, il suo profumo di agrumi e pepe nero che aggiungeva una nota speziata all’aria. Le tre donne si sedettero sul divano, sorseggiando il caffè e chiacchierando di pettegolezzi, lavoro e del caldo insopportabile di Roma. Il tintinnio delle tazze e le loro risate leggere riempivano la stanza, mentre Roberto, nell’angolo, rimaneva in silenzio, il suo respiro irregolare l’unico suono che tradiva la sua presenza.Finito il caffè, Paola posò la tazza con un gesto deciso, il suono della porcellana contro il tavolo che spezzò il chiacchiericcio. “Ora che ci siamo rinfrescate, vogliamo dare inizio al gioco?” chiese, un luccichio malizioso negli occhi.“Certo!” rispose Giulia, la voce carica di entusiasmo.“È per questo che ho sfidato questo caldo infernale per venire qui!” aggiunse Silvia, sentendo un brivido di eccitazione percorrerle la schiena. I suoi capezzoli si indurirono sotto il tessuto leggero del suo vestito, e un calore umido si fece strada tra le sue cosce al pensiero di ciò che stava per accadere.Le tre donne si alzarono, i loro passi che producevano un lieve scricchiolio sul pavimento di parquet. Si avvicinarono a Roberto, la cui bocca spalancata dal divaricatore sembrava un invito osceno. La luce delle lampade faceva brillare il sudore sulla sua fronte, e il suo respiro si fece più rapido, quasi un rantolo, mentre le ombre delle donne si proiettavano su di lui come predatori pronti a colpire.“Visto che hai vinto l’ultima volta, Giulia,” disse Paola, “puoi andare per prima.”“Stesse regole?” chiese Giulia, sistemandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio.“Certo!” rispose Paola. “La prima che riesce a sputare in bocca tre volte di fila vince la bocca-toilette.”Giulia si chinò su Roberto, i suoi occhi neri che brillavano come ossidiana. La sua altezza, 172 cm, la metteva leggermente in svantaggio, ma la sua determinazione era palpabile. Sputò, e una grossa goccia di saliva scivolò dalle sue labbra, rimanendo sospesa per un istante prima di cadere direttamente nella bocca di Roberto. Il suono umido dello sputo che colpiva la sua lingua echeggiò nella stanza silenziosa.“Sì!” esultò Giulia, battendo le mani.“Tocca a te, Silvia,” disse Paola.Silvia si chinò, il cuore che le martellava nel petto. Raccolse una pozza di saliva in bocca, il sapore leggermente salato che le pizzicava la lingua. Lasciò gocciolare lo sputo, ma mancò il bersaglio, colpendo l’occhio sinistro di Roberto. Lui trasalì, il corpo che tremava mentre la saliva gli colava lungo la guancia, lasciando una scia umida che brillava sotto la luce. L’odore della sua pelle, un misto di sudore e paura, si mescolava al profumo di gelsomino di Silvia, creando un contrasto che la eccitava ancora di più.“Dannazione!” sospirò Silvia, ma il suo tono era giocoso. “Scommetto che ora è super eccitato!”“Ne sono sicura!” rispose Paola, ridendo mentre si metteva a cavalcioni sul corpo di Roberto. Prese la mira, ma il suo sputo colpì il labbro superiore, mancando la bocca. Il suono umido dello sputo che atterrava sulla sua pelle era quasi comico, e le donne risero.Giulia ci riprovò, e di nuovo il suo sputo atterrò perfettamente nella bocca di Roberto. “Chissà se gli piace davvero,” disse, un sopracciglio inarcato.“Certo che sì!” rispose Paola con sicurezza. “Mi implora di invitarvi per il nostro gioco! Vero, Roberto?”“Ahhhh,” gemette lui, il suono distorto dal divaricatore, ma che sembrava confermare.Silvia prese il suo turno, mirò con cura e lasciò cadere un grosso grumo di saliva nella sua bocca. Il suono umido e il tremito del suo corpo la fecero sorridere. “Ohhh!” esclamarono le donne all’unisono.Paola colpì il bersaglio al suo turno, e la competizione continuò, con sputi che a volte centravano la bocca e a volte schizzavano sul viso di Roberto, lasciando tracce umide che luccicavano sotto la luce. Ogni colpo mancato o centrato era accompagnato da risate, esclamazioni e il suono del cuore di Silvia che batteva sempre più forte.Alla fine, fu Silvia a vincere, con tre sputi consecutivi che atterrarono nella bocca di Roberto. “È mio!” esclamò, il tono trionfante mentre il suo corpo vibrava di eccitazione. Il sapore del caffè ancora le pizzicava la lingua, mescolandosi all’adrenalina che le scorreva nelle vene.“Sì,” disse Paola, sorridendo. “È tuo per il resto della giornata.”“E ora cosa dovrei farci?” chiese Silvia, la voce carica di malizia.“Sta a te!” rispose Paola.“Scegli il tuo capriccio!” aggiunse Giulia, ridendo.Paola si voltò verso Giulia. “Usciamo e lasciamo che Silvia si diverta.”“Okay, certo,” rispose Giulia. Le donne si abbracciarono, i loro profumi che si mescolavano in un’ultima danza olfattiva, poi uscirono, lasciando Silvia sola con Roberto.Silvia si avvicinò a Roberto, il suo respiro che si faceva più rapido mentre lo guardava, legato e vulnerabile. L’odore del suo sudore, misto a quello del cuoio del collare, riempiva l’aria, e il suono del suo respiro affannoso era come una melodia per le sue orecchie. Si sentiva potente, il cuore che le batteva forte, il calore tra le cosce che si intensificava. Pensando al calcio, un’immagine fugace di campi verdi e grida di tifosi le attraversò la mente, ricordandole quanto amasse quando un ragazzo le succhiava i piedi. Aveva pianificato cosa fare in caso di vittoria, e per questo indossava una gonna leggera con sandali e calzini di cotone invece di calze. Con un movimento lento, si tolse i sandali, il suono del cuoio che scivolava via dalla sua pelle che echeggiava nel silenzio della stanza. Si sfilò i calzini, l’odore leggero di sapone al limone misto a sudore che si liberava nell’aria, e tornò da Roberto, il parquet fresco sotto i suoi piedi nudi.Si inginocchiò accanto a lui, il profumo di gelsomino del suo bagnoschiuma che si mescolava all’odore muschiato della sua eccitazione. Con un gesto deciso, gli tolse il divaricatore dalla bocca, il suono metallico che si spegneva mentre lui chiudeva le labbra per un istante, deglutendo a fatica. “Grazie, Padrona Silvia!” disse, la voce roca ma sottomessa.“Prego, Roberto,” rispose Silvia, un sorriso malizioso sulle labbra. “E come mi ringrazierai?” chiese, inclinando la testa.“Posso succhiarti le dita dei piedi, Padrona Silvia?” chiese lui, gli occhi bassi.“Certo che puoi!” rispose lei, il tono che vibrava di piacere. Aveva previsto di fare “piede profondo” se avesse vinto quella sera, e l’idea la eccitava. “Ti piace succhiarmi le dita dei piedi, vero?” chiese con un sorriso.“Oh, sì, Padrona Silvia! Per favore, lasciami leccare i tuoi piedi puliti!” rispose lui, la voce carica di un misto di supplica ed eccitazione.Silvia sperava che questo non lo ferisse. Sapeva di essere più leggera di Paola di qualche chilo, quindi era sicura di poter fare qualsiasi cosa a lui che Paola sicuramente faceva. Salì sul suo petto, il peso dei suoi 47 chili che lo faceva gemere leggermente. Infilò il piede destro nella sua bocca, il calore umido della sua lingua che le accarezzava le dita, mandandole un brivido lungo la schiena. Spinse il piede sempre più in profondità, sentendo le dita scivolare oltre il fondo della sua bocca e giù per la gola. Il suono umido della sua saliva e il suo respiro affannoso riempivano la stanza. Sollevò l’altro piede dal suo petto, così da stare in piedi solo sul piede che ora era inserito profondamente nella sua bocca. I suoi 47 chili erano trasmessi attraverso il suo piede, e la sensazione di potere era inebriante. Il profumo dei suoi piedi, un misto di sapone e sudore, si mescolava all’odore muschiato della stanza, creando un’atmosfera densa di tensione erotica.Rimase in piedi per un buon minuto, godendosi la sensazione, il suono dei suoi gemiti soffocati e il calore della sua bocca che la avvolgeva. Poi scese e tolse il piede, il suono umido che accompagnava il movimento. Roberto iniziò immediatamente a tossire e ansimare, il viso arrossato. “Oh, mi dispiace,” disse Silvia, un pizzico di preoccupazione nella voce. “Ti ha fatto male?”“Oh no, Padrona! Ho goduto della sensazione del tuo piede in fondo alla mia gola. Mi ha quasi fatto venire!” rispose lui, la voce tremante ma sincera.“Ne sono felice!” disse Silvia, sorridendo. “Perché ora farò lo stesso con l’altro piede.” Inserì il piede sinistro nella sua bocca, e di nuovo rimase in piedi, il suo peso che premeva contro di lui. Il suono della sua respirazione strozzata e il calore della sua bocca la fecero gemere piano, il suo sesso che si inumidiva sempre di più. Dopo un minuto, scese, il pavimento fresco che le accarezzava i piedi nudi.Quelle diverse tazze di caffè, il loro aroma amaro ancora presente nella sua bocca, stavano chiedendo di essere liberate. “Dopo aver bevuto tutto quel caffè,” disse, la voce bassa e carica di autorità, “devo fare qualcos’altro che so ti piacerà.”“Sì, Padrona Silvia. Ho sete. Per favore, dammi da bere,” rispose Roberto, gli occhi pieni di sottomissione.Silvia gli sorrise, un sorriso che era allo stesso tempo dolce e crudele. “Sarà un piacere darti da bere. Ma dovrei stare sopra di te e mirare alla tua bocca come l’ultima volta, o dovrei sedermi sul tuo viso come fa Giulia?”“Se ti siedi sul mio viso, Padrona, berrò ogni goccia, e non schizzerai sul tappeto della Signora Paola,” rispose lui, la voce tremula.Silvia rise, un suono cristallino che riempì la stanza. “Sì, mi piace il tuo modo di pensare!” Salì e si mise a cavalcioni sul suo petto, rivolta verso i suoi piedi, e si sedette. Sistemò il suo sedere sul suo viso, muovendosi leggermente per posizionare il suo clitoride direttamente sopra la sua bocca. Era strano, ma eccitante, sentire il suo naso leggermente inserito nel suo ano – lo strinse un paio di volte con lo sfintere, il suono dei suoi gemiti soffocati che la faceva rabbrividire. Per evitare che l’urina fuoriuscisse, distese le gambe davanti a sé, contro i suoi fianchi, così che i suoi pieni 47 chili fossero sostenuti interamente dal suo viso.Lo aveva fatto abbastanza volte con lui che la sua vescica si rilassò facilmente, e l’urina iniziò a fluire nella sua bocca. Il suono del liquido che scorreva, il calore del suo corpo e l’odore acre dell’urina si mescolavano in un’esperienza intensa. Ci vollero circa 20-30 secondi per svuotare la vescica – non tanto, ma abbastanza lungo da far trattenere il respiro a Roberto. Spruzzò un ultimo getto nella sua bocca e aspettò, lasciandolo godere della sensazione del suo sedere sul suo viso per altri 30 secondi circa. Poi si alzò, lasciandolo rilasciare un respiro ansimante, il suono che echeggiava nella stanza.Silvia sapeva che Paola e Giulia le avrebbero lasciato l’intera serata con Roberto – era parte del suo premio. Le altre due donne si sarebbero divertite in città, tra i vicoli illuminati di Trastevere, mentre lei avrebbe avuto il suo divertimento nell’appartamento di Paola. Tornò al divano e inserì un DVD nel lettore, il ronzio del dispositivo che si mescolava al silenzio della stanza. La caraffa del caffè si era raffreddata, quindi la portò in cucina, l’odore di caffè freddo che si mescolava a quello del sugo di carne che iniziò a preparare. Mentre cuoceva gli spaghetti, l’aroma di pomodoro, basilico e carne tritata riempì la cucina, un contrasto caldo e confortante con l’atmosfera carica di tensione del soggiorno. Tornò al divano con un piatto fumante, il sapore ricco del sugo che le pizzicava il palato mentre si sistemava per guardare il film – una pellicola strappalacrime su un vedovo che chiama una stazione radio e trova l’amore con una vedova. Un bel film, ma privo dell’intensità dei loro giochi.Con tutto il caffè che aveva bevuto, Roberto ebbe qualche altro “drink” durante il film, ogni sessione accompagnata dal suono umido del liquido e dai suoi respiri affannosi. L’odore acre dell’urina si mescolava al profumo di lavanda della stanza, creando un contrasto che amplificava l’eccitazione di Silvia.Finito il film, Silvia si alzò, il corpo ancora vibrante di adrenalina. L’odore del caffè e del sugo aleggiava ancora nell’aria, ma la sua mente era concentrata su Roberto. Si avvicinò a lui, il suo respiro che si faceva più rapido mentre lo guardava, legato e vulnerabile. L’odore del suo sudore, misto a quello del cuoio del collare, riempiva l’aria, e il suono del suo respiro affannoso era come una melodia per le sue orecchie. Si sentiva potente, il cuore che le batteva forte, il calore tra le cosce che si intensificava.Si diresse verso un cassetto nell’angolo della stanza, dove Paola teneva i suoi “giocattoli”. Il suono del cassetto che si apriva, il fruscio della seta e il tintinnio del metallo la fecero sorridere. Trovò uno strap-on nero, lucido, con cinghie di pelle morbida. L’odore del cuoio nuovo si mescolava al profumo di lavanda della stanza, e il peso dell’oggetto nelle sue mani le dava una sensazione di controllo assoluto. Lo indossò con gesti lenti, godendosi il suono delle fibbie che si chiudevano e il modo in cui il cuoio le accarezzava la pelle.“Roberto,” disse, la voce bassa e carica di autorità, “ho bisogno di sfogarmi. E tu sarai il mio sfogo.” Si avvicinò, il suono dei suoi passi sul parquet che echeggiava come un tamburo. “Mettiti a pecora.”Con un movimento rapido, slegò il nastro adesivo dalle caviglie di Roberto, lasciandogli i polsi legati al tavolino. Lui si posizionò come richiesto, il corpo tremante, il respiro corto. Il suo odore, un misto di sudore e paura, si intensificava, e Silvia lo inalò profondamente, sentendo il potere che le scorreva dentro. Si inginocchiò dietro di lui, applicando una generosa quantità di lubrificante sullo strap-on. L’odore pungente dell’olio si mescolava all’aria, un aroma chimico che contrastava con il calore organico della stanza.Con un movimento deciso, iniziò a penetrarlo, il suono umido e ritmico che riempiva la stanza. Ogni spinta eraSaga: accompagnata da un gemito soffocato di Roberto, il suo corpo che si tendeva sotto di lei. Silvia si lasciò andare, il ritmo delle sue spinte che accelerava, il suono della pelle contro la pelle che si mescolava al suo respiro affannoso. L’odore del lubrificante e del sudore di Roberto creava un’atmosfera densa, quasi opprimente, e il calore della stanza sembrava amplificare ogni sensazione. Silvia sentiva il potere scorrerle nelle vene, il controllo assoluto su di lui che la faceva quasi tremare di piacere.Quando finì, si ritrasse lentamente, il suono umido dello strap-on che usciva dal suo corpo come un ultimo sigillo della sua dominazione. Si tolse l’arnese, lasciandolo cadere sul pavimento con un tonfo sordo. “Che bel buco che ti ho aperto,” disse, la voce carica di soddisfazione, mentre si passava una mano tra i capelli umidi di sudore. “Sei contento?”Roberto rimase in silenzio per un momento, il respiro irregolare, il corpo ancora tremante. Poi, con voce roca, rispose: “Sì, Padrona.”Silvia inarcò un sopracciglio, un sorriso malizioso sulle labbra. “Forse non è abbastanza per te,” disse, avvicinandosi a un flacone di olio sul tavolo. L’odore pungente dell’olio di mandorla riempì l’aria mentre se ne versava una generosa quantità sulla mano destra. Il liquido freddo le scivolò tra le dita, e il suono del suo palmo che si strofinava contro l’olio era quasi ipnotico. Si posizionò di nuovo dietro di lui, il cuore che le batteva forte, l’eccitazione che le faceva tremare le mani.Con un movimento lento ma deciso, iniziò a spingere la mano contro il suo ingresso, il suono umido e il gemito strozzato di Roberto che riempivano la stanza. Il suo corpo si irrigidì, i muscoli che si contraevano mentre lei spingeva sempre più in profondità. Il calore del suo corpo avvolgeva la sua mano, un contrasto con il freddo dell’olio, e il suono dei suoi respiri affannosi si mescolava ai gemiti di dolore e piacere. Quando il suo pugno fu completamente dentro, Roberto emise un suono gutturale, la bocca spalancata, il respiro bloccato. Il dolore era evidente nei suoi occhi, ma tratteneva le lacrime, il viso contratto in un misto di agonia ed estasi.Silvia iniziò a muovere la mano, pompando con forza e velocità, il pugno chiuso che si muoveva ritmicamente. “Ora va meglio, vero?” chiese, la voce un misto di dolcezza e crudeltà.Roberto, a mezzo fiato, rispose prontamente: “Sì, Padrona, grazie.” La sua voce era un sussurro rotto, ma la sua sottomissione era totale.Silvia continuò per qualche istante, il suono umido e ritmico che riempiva la stanza, l’odore dell’olio e del sudore che si mescolavano in un cocktail inebriante. Poi, soddisfatta, ritirò la mano lentamente, il suono del suo movimento che echeggiava come un ultimo atto di dominio. Roberto collassò leggermente, il corpo tremante, il respiro che tornava in rantoli affannosi.“Ora voglio solo che mi lecchi il sedere pulito, okay?” disse Silvia, la voce morbida ma autoritaria. Si sedette di nuovo sul suo viso, il calore della sua pelle contro la sua bocca che la faceva rabbrividire di piacere. L’odore muschiato del suo corpo, misto al profumo di gelsomino del suo bagnoschiuma, la avvolse mentre Roberto iniziava a leccare, la sua lingua che lavorava con dedizione. Il suono umido e il calore della sua bocca contro di lei la portarono al confine dell’orgasmo, il corpo che tremava di piacere.Ma poi, un pensiero birichino le attraversò la mente. Sapeva che Roberto era il ragazzo di Paola, e che avevano tutte concordato che certe cose erano off-limits. Ma l’eccitazione la stava consumando, un fuoco che bruciava dentro di lei, amplificato dall’odore della sua pelle, dal suono dei suoi gemiti, dal potere che sentiva scorrerle nelle vene. Si sdraiò sopra di lui in posizione di 69, il suo inguine sul suo viso, il suo membro a pochi centimetri dalla sua bocca.“Cosa stai facendo, Padrona Silvia?” chiese Roberto, la voce incrinata dalla sorpresa.“Ti succhierò il cazzo,” rispose lei, la voce carica di desiderio. “Hai obiezioni?”“Io… ah… beh…” balbettò lui, il respiro corto.“Pensi che tradiresti Paola se lo faccio?”“Beh, sì…”“Allora sarà il nostro segreto, okay? Dopo tutto quello che hai fatto, meriti una ricompensa. Non sei d’accordo?”“Sì, Padrona,” rispose, la voce tremula.Silvia abbassò il viso, avvolgendo il suo membro con la bocca. Il sapore salato della sua pelle, misto al calore del suo corpo, la fece gemere. Lo portò al confine dell’orgasmo con movimenti lenti e deliberati, il suono dei suoi sospiri che si mescolava al ritmo del suo respiro. Poi, si fermò e chiese: “Vuoi venire nella mia bocca o nella mia vagina?”“Nella tua vagina, Padrona!” rispose lui, la voce carica di desiderio.Silvia si alzò, si girò e si sedette sul suo membro eretto, il calore del suo corpo che la avvolgeva come un abbraccio. Il suono dei loro corpi che si muovevano insieme, il ritmo delle sue spinte, il calore umido che la avvolgeva – tutto si mescolava in un crescendo di piacere. Esplosero insieme, i loro corpi che tremavano in sincronia, il suono dei loro gemiti che riempiva la stanza. Perdonami, Paola, pensò Silvia, mentre il piacere la consumava.Dopo qualche minuto, si alzò, il corpo ancora tremante. Andò in bagno, l’odore di sapone al limone che riempiva l’aria mentre si lavava. Prese un asciugamano umido e tornò da Roberto, pulendo il suo membro con cura per non lasciare tracce. Il suono dell’acqua che gocciolava dall’asciugamano e l’odore del sapone creavano un’atmosfera di normalità dopo l’intensità di ciò che era appena accaduto.Gettò l’asciugamano nel cesto della biancheria e tornò da lui. “Ma ora devi essere punito per aver tradito la tua ragazza,” disse, la voce severa.“Oh?” rispose lui, la voce incerta.Silvia si inginocchiò a cavalcioni sul suo petto e gli schiaffeggiò il viso – forte. Il suono secco dello schiaffo echeggiò, seguito da un grido di dolore. “Ahia!” urlò Roberto.Lo schiaffeggiò di nuovo, poi ancora, il ritmo dei colpi che si mescolava al suo respiro affannoso. Il suono della serratura che scattava la fece sobbalzare, e sussurrò rapidamente: “Ricorda di mantenere il nostro segreto!”Paola e Giulia entrarono, e Paola rise vedendo Silvia che schiaffeggiava Roberto come una furia. “Ti stai divertendo?” chiese, il tono divertito.“Oh sì!” rispose Silvia, alzandosi. “Un divertimento meraviglioso! Mi ha succhiato le dita dei piedi, mi ha… servito, e gli ho dato una bella lezione.”Giulia sbadigliò, l’odore del suo profumo di agrumi che si mescolava all’aria. “Sono contenta che ti sia divertita. Anche noi ci siamo divertite. Un paio di ragazzi hanno litigato per Paola in un locale, quindi siamo scappate prima che se ne accorgessero. Ma sono esausta.”Giulia prese la sua borsa e disse: “Buonanotte. Alla prossima!”“Notte!” disse Paola.“Buon rientro!” aggiunse Silvia.“Anche a te!” rispose Giulia, uscendo.Silvia sbadigliò, l’adrenalina che iniziava a svanire. “Immagino che dovrei andare a casa anch’io.”“Certo,” disse Paola. “Devo dare a Roberto la sua ricompensa per stasera. Grazie per essere venuta!”“Piacere mio!” rispose Silvia, sorridendo. “Buonanotte!”Scese in strada, il caldo di Roma che la avvolgeva come una coperta soffocante. L’odore dell’asfalto, del fumo delle sigarette e del cibo dai ristoranti vicini riempiva l’aria. Roma di notte poteva essere pericolosa, quindi chiamò un taxi, il suono del motore che si avvicinava come una promessa di sicurezza. Mentre si allontanava, i ricordi della serata – gli odori, i suoni, le sensazioni – le danzavano nella mente, promettendo sogni intensi e proibiti.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.4
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il Gioco del Potere tra amiche:

Altri Racconti Erotici in bdsm:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni